Sinezamia Official Website

Suoni distorti magazine, Ottobre 2013

I Sinezamia sono una band mantovana attiva dal 2004 e dedita a quel rock oscuro che fece la fortuna dei Litfiba nell’ultimo lustro degli anni ottanta. Di fatto la band suona un buon dark rock (o new wave se preferite), filone musicale da molti sottovalutato, ma che ha regalato agli ascoltatori bei dischi in passato.

Questo ‘La Fuga’ è stato dato alle stampe lo scorso 2012, successore di due ep precedenti che riscossero successo un po’ ovunque, e la cosa non deve stupirci vista la validità della band.

L’album si snoda in otto pezzi che seguono stilisticamente la vecchia new wave, senza mai risultare ripetitivi e monotoni, anzi. Una miscela melodica oscura ed affascinante intrecciata a testi spesso intimi e molto sentiti. Marco Grazzi (il vocalist) riesce ad interpretare le canzoni con convinzione e un buon livello qualitativo, seppur ogni tanto spunta il “fantasma” di Piero Pelù per quanto riguarda principalmente l’impostazione, ma il Nostro fa di tutto per rendersi personale, riuscendoci abbastanza bene.

Dal punto di vista musicale non ci sono pecche, poichè la base ritmica composta da Marco Beccari e Stefano Morbini (rispettivamente basso e batteria) risulta ottimamente coordinata e riesce a proporre belle ritmiche, ora più calme ora più energiche. Mentre la parte melodica composta da Federico Bonazzoli e Carlo Enrico Scaietta (chitarra il primo e tastiere il secondo) riesce ad essere accattivante ed al contempo sognante con tratti cupi ben delineati. Per quanto riguarda in particolar modo la tastiera, questa riesce a dare quell’alone vagamente progressivo al tutto, coadiuvato da riff chitarristici ben impostati, con competenza e perfezione. Non mancano anche alcuni riferimenti hard rock, per completare queste composizioni varie, seppur ferme ad un delineato genere.

I testi (in italiano) sono ottimamente legati al lato musicale, creando un disco che oserei definire poetico, se vogliamo. Un lavoro che farà la felicità di chi adora il rock “grigio” con tratti della new wave, come detto prima, e certi accorgimenti che sfiorano anche il post-rock.

Sono dell’idea che ad un primo ascolto è facilissimo pensare ai prima citati Litfiba, ma ascoltando bene le composizioni non si può negare che la band mette farina del suo sacco, e per quanto mi riguarda è una farina di qualità. C’è da sottolineare che il disco risulta fruibilissimo anche come sound (autoproduzione molto ben fatta) e vola via tranquillamente, tant’è che non dovrete stupirvi se vi verrà voglia di ripigiare il pulsantino ‘play’ del vostro lettore, per riascoltarlo più volte.

Ottima band e buon disco, complimenti!

a cura di Francesco “Chiodometallico” Russo
(Fonte)

Spectra, Settembre 2013

Dopo gli EP “Fronde” (2007) e “Sacralità” (2009) ecco l’album di debutto dei mantovani Sinezamia.
All’inizio del proprio cammino il gruppo appariva come una delle più interessanti realtà underground indicate per i nostalgici della wave italiana ottantiana (con richiami ai primi Diaframma e Litfiba).
Oggi, con “La Fuga”, le influenze wave sono appena percettibili, sovrastate dal muro di suono tipicamente hard rock da subito evidenziato dall’irruenza della pregevole traccia d’apertura “Ghiaccio nero”; probabile che ciò sia dovuto al fatto che la maggior parte dei brani sono composti dal nuovo chitarrista Federico Bonazzoli e dal bassista Marco Beccari, provenienti da ambiti hard rock/metal se non ho capito male.
Residui echi dei Litfiba si avvertono esclusivamente nel cantato di Marco Grazzi (che comunque sta trovando una sua via), simile a quello di Pero Pelù.
Ascoltando più volte l’album mi viene alla mente un gruppo ed un album storico datato 1985.
Parlo dei The Cult e del loro capolavoro “Love”, specialmente le songs più rock/dinamiche di esso (le mitiche “Nirvana”, “Rain” e “She sells sanctuary”).
Le tastiere mi sembrano un attimo sacrificate nel risultato finale del suono, un peccato perché quando viene dato loro il giusto spazio compositivo e livello di suoni vengono fuori i brani migliori, come la cadenzata “Nella distanza”, la dinamica “Ombra” o la misteriosa “Venezia”, legame col passato del gruppo sia a livello di songwriting (presente nel precedente EP “Sacralità” del 2009) che di sonorità e atmosfere.
Le pregevoli e conclusive, forse non a caso, “Frammenti” e “Nebbia di guerra” lasciano intravedere le potenzialità del quintetto per costruire in futuro qualcosa di molto valido, slegandosi dal passato darkwave, ma non perdendone completamente il fascino che esso saprà sempre esercitare.
– MARCO CAVALLINI –
(Fonte)

Sadik Underground webzine, Giugno 2013

I Sinezamia nascono nel 2004 già attivi e laboriosi: dopo alcuni Demo, nel 2007, la band pubblica due EP che riscuotono un buon successo sia in campo italiano che estero; nel 2012 la band pubblica il loro primo album “La Fuga”, segno di maturità e di progresso per il gruppo tutto italiano. La loro musica è facilmente riconducibile alla New-Wave dei primi Litfiba, ciononostante non mancano forti influenze dal Gothic Rock, mentre minori dal Doom Metal e dal Blackgaze; le cose più interessanti de “La Fuga” sono sicuramente le atmosfere oscure presenti in ogni brano, e non solo nella musica, ma anche nei testi (tutti in italiano), i quali riescono a rendere il disco ancora più cupo, mantenendo costantemente una linea tetra ma originale; la produzione è buona: i suoni sono puliti e valorizzano le atmosfere, altro vantaggio per il gruppo. Come brani degni di nota possiamo notare “Ghiaccio Nero”, canzone con intense influenze stile Sisters of Mercy; la più calma “Nella Distanza”, senza dimenticare la vivace e trascinante “Ombra”; ma l’ apice dei Sinezamia lo troviamo in “Venezia”, grazie ad alienanti tastiere, a tratti anche sinfoniche. Non avrei mai detto che una band così mi fosse mai piaciuta…ebbene, devo ricredermi. “La Fuga” resta un segno indelebile di una band già matura e capace di produrre un buon lavoro: credo che in futuro questi ragazzi possano diventare una delle band di riferimento in Italia (che sia veramente la fuga dalla classica musica Rock italiana?); consiglio questo disco a qualsiasi persona amante della musica, in quanto si tratta di una band adatta a chiunque. Ah, dimenticavo, un pizzico di personalità in più non sarebbe male, ma resta comunque un buon lavoro.
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Metal4all (SPAGNA) Maggio 2013

A base de que sus canciones hayan aparecido en diferentes demos (la primera del lejano 2004), varios recopilatorios y algún EP previo, estos cinco italianos han ido adquiriendo su personalidad propia que coge más forma en un “La Fuga” que hace su primer, único y autoproducido nuevo disco grabado en los Strong Studio de Borgoforte (Italia).

La abertura con “Ghiaccio Nero” muestra a unos Sinezamia cantando en su propio idioma, me ha recordado mucho, muchísimo a Héroes del Silencio, aunque los italianos tienen más teclados en todas sus canciones y las guitarras rítmicas suenan más metalizadas junto con unos solos muy heavys y siempre muy trabajados. La propia “La Fuga” es otro rock/metal moderno que suena de muerte, aunque es una textura a la que acostumbrarse, pues yo no muy poco rock he escuchado en italiano, pero lo bueno es que compartimos algunas palabras y estructuras gramaticales, por lo que puedes comprender mayoritariamente los textos en otro tema donde de nuevo los solos de guitarra están muy bien.

“Nella Distanza”, con un comienzo más oscuro, me recuerda a HIM, un tema largo, desarrollado, entretenido con facilidad en su composición para recubrirlo de melodías y al que sigue “Occhio Elettrico”, un rock animado donde mueven bien el aire para producir un sonido que hace que por viejo que parezca el argumento, jamás se desgasta si el guión es bueno.

Las melodías siguen en cascada en “Ombra” y “Venezia” que desatan la pura ficción auditiva con esas estructuras tan acopladas a teclados y melodías que las llevan incluso a lo gótico, resaltando la mencionada “Venezia” con un riff de teclado inicial tan sencillo como pegadizo de sonido algo tenebroso, si bien luego adquiere un tono más majestuosos y otra vez con un grandísimo Federico Bonazzoli que menudo solazo de guitarra se marca otra vez.

“Frammenti” y “Nebbia di Guerra” son otros dos espléndidos retratos de cómo tocar rock´n´roll que cierran los treinta y siete minutos que dura el debut “La Fuga” y que si te van Héroes del Silencio deberías de escucharlas por lo menos una vez porque te resultarán tan familiares que seguro encontrarás algo en ellos que pueda ser de tu agrado.

Al final quedan en este primer “La Fuga” ocho buenas canciones con calidad en cada una de sus notas recubiertas de una buena pronunciación, con tantas guitarras como teclados y diferentes tintes más góticos..
Voto : 7/10
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Roba da Rocker, Maggio 2013

Dalle nebbie di Mantova ecco giungere i Sinezamia, gruppo formatosi nel 2006, con cambi di formazione fino all’attuale che li vede al lavoro dal 2009; e da questo periodo impegnato ecco giungere i loro lavori come SACRALITA’ per arrivare poi al loro primo album vero e proprio uscito nel marzo del 2012 “La Fuga”.

L’album si presenta ottimamente registrato, gli effetti di chitarra, della voce e ogni strumento sono studiati magnificamente per donare quell’ambientazione tetra e cupa che si può percepire già dalle prime note proposte; un dark moderno e per niente scontato all’ascoltatore.

A tratti cattivi e potenti da enfatizzare i testi, rigorosamente in italiano, in parte sono la malinconia e la cupezza a farne da padroni, esaltando ogni percezione e sensazione che il genere stesso prevede. Anche solo leggendo ogni testo è facile notare che ci si trova davanti a poesia vera e propria che va a toccare dagli aspetti più nascosti e personali dello spirito ad altri per poi risalire verso l’esterno trattando di argomenti meno interiori, come nella traccia 8, Nebbie di Guerra.

Le otto tracce di cui è composto l’album trasportano pienamente nelle oscurità più buie, uno Sturm und Drang musicale pieno e intenso da non lasciar scampo all’anima, l’energia con cui sono proposti i brani entra al proprio interno lasciando delle radici talmente profonde che è impossibile far passare inosservato un gruppo come i Sinezamia.
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Metal revolution (INGHILTERRA), Aprile 2013

Another Italian gothic rock band, this time it is Sinezamia. The band was founded in 2004 and La Fuga (The Escape) is their debut full-length containing 8 tracks. Before the release of their debut La Fuga, two EPs and one single were released.
Musically the band travels through areas of dark & new wave, heavy rock and post punk. Their sound is enriched with tasty key parts, pulsating bass-lines, melodic hooks, heavy and rightful atmosphere of gothic metal supplemented by a great dose of musical craftsmanship and passion that shines through.
These guys are singing in their native tongue, Italian, but it doesn’t really affect the overall quality of this opus in any way. On the contrary, it feels even more emotional and authentic.
Most of the tracks are very strong and well-written, evoking the feelings and emotions of true nostalgia. Strongest tracks in my opinion are undoubtely a self-titled “La Fuga” with its straight-forward rock n roll nature and a charming “Nebbia Di Guerra” (Fog of War) with superb handling of the instruments and tightness.
There’s a good diversity and a charm to their sound and La Fusa is definately a pleasing and exciting release. Thus all metal and heavy rock fans should do themselves a favour and check this album.
Voto: 74/100
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TMM magazine (CROAZIA), Febbraio 2013

Iz Mantove, Italija dolazi sastav Sinezamia, osnovan 2004. godine. Deluju u formaciji kvinteta, a pre aktuelnog full-lengtha objavili su dva EP-a i jedno single izdanje.

“La Fuga” je CD iz prošle godine, na kojem se našlo osam numera. Italijani su verni tendencijama dark wavea i gothic rocka, kojeg kombinuju sa vidljivim post new wave i post punk elementima. Duboko su influentni periodom kraja sedamdesetih i prve polovine osamdesetih godina, kao i uticajem sastava kao što su: Joy Division, Fields Of Nephilim, Liftiba i rani Mission. Oslanjaju se na tendencije stare škole, a njihov zvuk takođe apsorbuje electronic uplive. Psihološki, ali i produkcijski naginju ka pomenutom vremenu, ali nema sumnje da su uložili puno napora da se predstave u što boljem svetlu. Činjenica je da deo priređenog materijala zavređuje pažnju i određeni respekt, naročito ako naginjete ovakvim stilskim kombinacijama.
Voto: 7,5/10 Branimir Lokner
(Fonte)

Rockambula, Febbraio 2013

Il rock’n’roll si butta in vena un siero freddo e nero in questo album dei mantovani Sinezamia, band già attiva da diversi anni e dal sound a dir poco “fuori moda”. Vicini ai primissimi Litfiba, alla new wave e non di certo ad orizzonti più ruffiani a cui molti gruppi del loro calibro puntano in questi periodi.
La scelta è decisa ed è pure premiata. Il freddo fa da padrone già dal primo galoppante basso di “Ghiaccio nero” e la gelata continua in tutti i sette brani dell’album tra richiami psichedelici e tecnicismi metallari. “Venezia” è un castello incantato che esalta la grande compattezza dell’organico, mai sopra le righe e sempre ben bilanciata nonostante i virtuosismi dei cinque ragazzi. “Occhio elettrico” suona distante con i colpi di doppia cassa che rimbombano nelle orecchie. In “Ombra” nasce il timore è che l’oscurità copra la furia, il sangue che pulsa nelle vene rischia così di essere pericolosamente rallentato. I dubbi vengono spazzati via dalla title track “La fuga” dove la voce di Marco Grazzi quasi acciuffa l’estro di Pelù e la chitarra di Federico Bonazzoli taglia in due la nebbia e i miei dubbi con un assolo d’altri tempi.
L’ultima parte è affidata a “Frammenti”, schiacciata da una tastiera troppo squillante e artificiale, ma l’amalgama della band comunque si eleva sopra le (discutibili a mio avviso) scelte di suoni e incolla i vari pezzi sparsi per la via, restituendoci una oscura, ma furiosa dose di rock’n’roll.
Voto: 3,5/5 Marco Lavagno
(Fonte)

The Ringmaster review, (INGHILTERRA) Dicembre 2012.

Despite one frustration arising from it, La Fuga (The Escape) the debut album from Italian gothic rock band Sinezamia is a rather tasty shadowed delight. Fusing dark rock with new wave and post punk, the Mantova quintet has created an album which is perpetually enthralling with its often nostalgia inspiring sounds and emotive breath. From an initially absorbing first impression it also grows into a presence which is hard to tear oneself from though once you do it is arguably not as memorable in hindsight as you expect. In its company though it is a thoroughly pleasing and exciting release.
That frustration mentioned at the start is actually surprising. Usually there is never an issue with bands singing in their native tongue, in fact very often it adds something extra emotively, but on La Fuga it left one feeling out in the cold a little, like missing out on the secret you are meant to support without knowing its content. Despite that the album leaves only satisfaction and welcomed intrigue amongst thoughts and emotions.
Formed in 2004, Sinezamia began finding a shape and stronger response to their well-received dark wave/rock sounds from 2006 which elevated with the release of their debut EP Fronde the following year. Media and fans took to the release with eagerness and the band began pulling in more to their fan base through touring. With a new line-up in 2009 the band recorded their second EP Sacralitàwhich was released to strong success and interest from the print media and radio not forgetting an ever increasing legion of fans. As a foretaste of what was to come from La Fuga, the single off of itOmbra came out in 2011 to fire up anticipation for what has emerged as a very impressive debut full length.
The album has a grip on the passions immediately with opener Ghiaccio Nero (translated as Black Ice), the breath of synths and the pulsating velvet clad bassline an instant infectious lure. Within seconds one is reminded of The Cure around their second and third albums with the contagious melodic hooks of Leitmotiv. The bass of Marco Beccari is irresistible within the weaves of sonic elegance from the keys of Charles Henry Scaietta and the teasing guitar play ofFederico Bonazzoli. Into its stride with the great vocals of Marco Grazzi at their expressive might the track shifts into the darker aural shadows of Bauhaus to leave one even more magnetically drawn to the track. It is an excellent start instigating memories and pleasures from a few decades ago with a fresh touch.
The title track is a harder straight forward encounter of rock n roll with the rhythms of drummerStephen Morbini leading the muscular passage with skill and tight control. The song still leads the ear into beckoning dark corners but lacks the mesmeric charm of the first though instead offers a bite which not only shows a good diversity to the music of the band but entraps a willing attention with ease.
Nella Distanza opens on a slow haunting bass resonance before expanding into a sultry presence with a tight irresistible serpentine hook. The track took time to get to terms with, musically it is a smouldering wash of elegance and energetic passion but accosted by the initial distraction of the vocals of Grazzi. It is obviously down to personal taste but his slow almost spoken delivery send the song slightly awry and startlingly out of place compared to what came before. Thankfully it is only until he surges into his full singing range where you can only be impressed, his heart driven tones as powerful and thrilling as the constant musical imagination. Being selfish one only hopes he avoids this slow walking delivery in the future, but that is just one lone view of course.
The album continues to excite but when the aforementioned single arrives it just sends shards of rapture through the senses. Ombra (Shadow) is sensational, a song which is like a beacon for the heart, especially if the likes of Leitmotiv and Play Dead hold a place in the emotions from times past. With a persistent sonic tease and boisterous energy around the ever inciting caresses of the keys, the track commands body, thoughts, and emotions like a sonic temptress. It is the best track on the album though matched by the closing triumph Nebbia di Guerra (Fog of War). It too is an insatiable wash of melodic elegance and almost raptorial energy from guitars and rhythms section speared by contagious carnivalesque teasing and sultry wantonness. Like a cross between Sex Gang Children and the poppier touches of The Danse Society it is a final act of magnificence from a simply stunning release.
If the heady times of the older bands mentioned do things to your little blood pumping organ than Sinezamia and La Fuga are a must.
(Fonte)

Rock and metal in my blood, Dicembre 2012

I Sinezamia nascono nel 2004 in quel di Mantova e si presentano a me con questo primo full lenght autoprodotto dal titolo “La fuga” dopo due ep (Fronde del 2007 e Sacralità del 2009) e qualche assestamento di line up. I nostri si muovono in un territorio musicale che può essere definito come dark rock, cantato in italiano e che ovviamente non può non riferirsi ai maestri del genere, ovvero i primi Litfiba e Diaframma. Premesso che al sottoscritto questo ambito è particolarmente gradito, posso dire che “La fuga” è un album valido, interessante per alcuni aspetti, che mi accingo a recensire con soddisfazione e un pizzico di piacevole sorpresa per quello che la band ha saputo mettere in musica in queste 8 tracce. Confesso di avere avuto sin da subito un debole per questo quintetto fin da quando le prime note dei loro brani sono entrate nel mio lettore, feeling aumentato dopo aver dato un’occhiata al loro sito e aver scoperto che esistono mini tirature limitate, numerate a mano o in vinile dei lor primi demo e degli ep oltre che di due singoli (e io adoro questo culto del raro). Intrigante l’artwork di copertina pur nella sua semplicità, che ci mostra l’interno di un edificio abbandonato, su tonalità rosso accese, con una specie di montacarichi sullo sfondo quasi a voler indicare una via di fuga con logo e titolo in alto a destra in caratteri di chiara comprensione.
Un’intro ritmata di batteria accompagnata da una tastiera modello synth è il preludio dell’iniziale “Ghiaccio nero”, brano che fin dai primi secondi con l’entrata del basso mi ha riportato indietro ad atmosfere oscure e magnificenti che non sentivo più dai tempi di 17 Re (album). Il brano risulta ottimo lungo tutta la sua durata, giocando molto su una batteria piuttosto sostenuta e tutto sommato sobria, chitarre dai tratti funkeggianti nella strofa ma assolutamente Rock nei refrain (con bei suoni sulle distorsioni tra l’altro) e la voce di Marco Grazzi che è ben inserita sia nel genere proposto sia nel sound della band. Una mezza lacrimuccia di gioia è scesa sul mio volto nel notare come certe flessioni della sua vocalità siano assolutamente vicine a quelle di Enrique Bunbury degli immensi spagnoli Heroes del Silencio più che a quelle del Pelù nostrano. Uno dei brani migliori dell’intero lavoro, giustamente posto in apertura, che dà la giusta carica iniziale che qualunque album di buon rock deve avere. A seguire troviamo la title track “La fuga”, dall’inizio più complesso con chitarra e tastiera che giocano a rincorrersi unite da un drumming preciso e che sposta gli accenti nella seconda parte del riffing, con una strofa cantata su tonalità medio basse (e qui veramente Pelù docet!) e a sorpresa un ritornello con cantato in tonalità medio – alta che dona un alone particolare al brano. Bello il testo (ad opera del chitarrista Federico Bonazzoli), introspettivo e con un ottimo chorus- Sono solo, solo nella fuga, un’esplosione di malinconiche visioni. Sono solo, come un angelo nel volo. Librarsi di erotismo, alle porte della passione – che si è insediato nella mia mente e non vuole saperne di uscire. La successiva “Nella distanza” parte con delle note lunghe e quasi lugubri di basso per poi esplodere in un riff dal vago sapore Moonspell, un brano un po’ alla 2nd skin con le dovute proporzioni, in cui è la tastiera di Carlo Scaietta per una volta a giocare un ruolo decisivo per la buona riuscita del brano. Altro refrain notevole per immediatezza, e un plauso al bassista Marco Beccari autore del testo per la seconda strofa, semplicemente stupenda -Dell’esistenza, lenisco i mali perché una cura mai troverò. Con questo spazio, provo a coprire il mio destinoresta un mistero, chi se mai lo colmerà? – chi ha avuto esperienze non facilissime sicuramente ci si ritroverà in pieno! “Occhio elettrico” parte decisa con un piccolo assolo di chitarra posto subito in apertura su un tappeto decisamente rock per lasciare spazio ad una strofa ad essere onesto non proprio convincente nel suo incedere e ad un refrain orecchiabile ma non incisivo come dovrebbe. Intendiamoci, non vuole essere una stroncatura, il pezzo è comunque più che ascoltabile, ma mi ero abituato bene nei primi 3 brani e non basta il lavoro di riempimento con scariche di cassa terzinate da parte dell’ottimo Stefano Morbini a farmi pensare diversamente. Fortunatamente i Sinezamia si riprendono subito con “Ombra”, forse il brano più tirato dell’album con bei riff power chord in apertura e tastiere d’atmosfera. Ottimo up tempo, ideale per far muovere la gente ai concerti e in cui troviamo anche un cantato leggermente più spostato su toni aggressivi, non urlati ma aggressivi, e d’altronde come potrebbe essere altrimenti viste le tematiche dark ( e curioso notare come in un brano intitolato ombra questa parola non compaia mai nel testo, ma sia invece presente 12 volte il suo contrario luce). Troviamo in questo brano anche il miglior solo del disco, a mio avviso, carico di feeling ad opera di Bonazzoli, molto bello specie nelle uscite in delay. Bello anche il finale, in cui la band sposta il riff in territori più cattivi, con note raddoppiate e batteria più metal oriented. E’ poi la volta di “Venezia”, ispirata liricamente a due amanti nella storica repubblica, caratterizzata da una partenza piuttosto heavy di chitarra ben accompagnata dalle tastiere per poi lasciare spazio ad un intermezzo semi acustico molto Litfiba periodo di mezzo e su cui nel secondo giro si staglia un altro ottimo guitar solo. “Frammenti” è un altro brano vincente, a lungo è stato in lizza per la palma di migliore dell’album. Up tempo sostenuto con il buon Grazzi in evidenza e presente sulla strofa (forse la prima vera volta che il frontman si erge in modo così presente se riuscite a capire), sempre sostenuto da un ottimo lavoro ritmico . – Ascolto il battito, sintetico, di un cuore..di un cuore senza più colore. Non c’è più aria, c’è solo un senso di vuoto… di vuoto – e in effetti il refrain può mettere l’ascoltatore in una sensazione di claustrofobia, oscuro e diretto, decisamente riuscito. 4 minuti e 30 decisamente gradevoli. Degna conclusione di questo disco è “Nebbia di guerra” gran pezzo rock liricamente incentrato sulla morte di un soldato, con un bel passaggio pianistico all’inizio adagiato su un up tempo e un’entrata vocale per la strofa assai decisa, sorretta da un riffing di chitarra assai deciso e ambientazioni sinistre ad opera dei synth. Molto bello lo stacco appena dopo la metà con batteria in evidenza modello scarica di mitragliatrice che lascia poi spazio ad un incisivo solos in cui fanno la propria presenza per la prima volta armonizzazioni prima del finale. Altro pezzo che secondo me è ottimo dal vivo se la band è in grado di ricreare anche on stage le ambientazioni create su disco, e a vedere i video live pubblicati sul loro canale youtube direi decisamente di sì.

Prima di concludere mi permetto di evidenziare un piccolo appunto alla produzione globale dell’album, e non per trovare il classico pelo nell’uovo, ma perchè questi Sinezamia sono stati per il sottoscritto una piacevolissima sorpresa e vorrei spronare i ragazzi a fare ancora meglio di quello che già così è decisamente buono; pur essendo una produzione pulita e piuttosto buona nel suo insieme, l’ascolto ripetuto del disco mi ha lasciato l’impressione che in fase di mix finale si sia cercato di mettere tutto e di più a livello di cori e seconde linee vocali, con la tendenza a portare tutto molto “avanti” per usare un termine tecnico. Ecco, questo a mio avviso ha in alcuni punti appesantito la fluidità di alcuni passaggi vocali che se fossero stati più snelli sarebbero risultati ancora più vincenti e convincenti. Ma ripeto, questo è solo un piccolo dettaglio che non deve assolutamente inficiare il giudizio finale e che vista la qualità del songwriting può tranquillamente passare in secondo piano. In definitiva questo “La fuga” è un disco che farà la felicità di tutti quelli che si ritrovano nei dischi di Litfiba Diaframma o Heroes del Silencio, ed è consigliato anche a chi cerca ogni tanto delle vie di svago dal metal oscuro con un po di dark rock fatto bene. Potete tranquillamente aggiungere un mezzo punto al voto finale, io rimango basso per la stessa ragione scritta qualche riga più su….
Voto: 7/10 Enrico Pulze
(Fonte)

Zwaremetalen (OLANDA), Dicembre 2012

Bands die hun moedertaal verkiezen boven het Engels moeten zich muzikaal al heel sterk onderscheiden vooraleer ze op internationale interesse kunnen rekenen. Sinezamia bedient zich van het Italiaans en steekt met haar 80’s dark wave / gothic rock zeker niet boven zijn soortgenoten uit. Toch is La Fuga entertainend genoeg om een luisterbeurt te gunnen.
Het feit dat ik deze muziek wel kan pruimen, komt misschien omdat ze me doen denken aan de ‘grootste’ band van mijn heimat Maasmechelen, zijnde Star Industry (een band die nooit de aandacht kreeg die het verdiende, maar dat terzijde). Ook Sinezamia speelt aanstekelijke heavy gothic rock dat neigt naar The Sisters Of Mercy, in hun geval nog vermengd met een lading The Cure. De muziek mist wat eigen smoelwerk, maar dat wordt gecompenseerd door het hoorbare enthousiasme waarmee deze Italianen staan te spelen.
Veel valt er verder niet echt te vertellen over dit debuut. De band beschikt niet over de beste zanger, noch de beste gitarist of drummer. De muziek is niet nodeloos gecompliceerd maar eerder vrij simpel. Maar daar is niets mis mee. Met vlot in het gehoor liggende zwartjassenplaatjes als Ghiaccio Nero, Ombre of Nebbia Di Guerra doen ze in mijn oren weinig mis. De “grote doorbraak” zal niet voor Sinezamiazijn weggelegd, maar een plaatsje op een ruimdenkend festival als het Duitse M’Era Luna zijn ze zeker waard.
Denny Drossaert
Voto: 72/100
(Fonte)

Underground webzine – Dicembre 2012

L’avventura artistica, e di vita della band dal nome Sinezamia inizia nel maggio del 2004, arrivano fino a noi con questo album “La fuga” che ci riporta notte tempo, anzi note tempo indietro di trenta anni. Perché dico che ci porta indietro di trenta anni (ma volendo anche qualche cosina in più), perché la band prende il suono dei primissimi Litfiba, dei Diaframma e di tutta la scenda dark wave italiana, sublima il tutto e ciò che ne esce dalla sublimazione la mette su supporto moderno qual è il cd e lo propone a noi. I Sinezamia hanno già dato prova della loro capacità e della loro attitudine nel 2007 con l’ EP dal titolo “Fronde”. L’Ep, conteneva sette tracce, una meno di questo album, molto fuori dagli schemi che ci si sarebbe attesi; non tanto per un’aspettativa mancata all’interno della band, ma semplicemente per il periodo temporale in cui uscì. Come se non bastasse l’anno successivo verranno inseriti nel libro “Music for to die” di Mick Mercer, non meno importante è pure il tour che li tenne occupati quasi per tutto l’anno 2008. Nel 2009 il gruppo fece uscire un secondo EP dal titolo “Sacralità”, che questa volta era composto da soli quattro brani ma tenendo sempre ben definita la rotta da tenere come band, ovvero grande qualità e grande cura per la composizione. Questo fa aumentare il giro di conoscenza del nome della band e a promuovere al meglio il singolo “Ombra” che sarà il preludio al loro primo album di inediti appunto “La Fuga”. Questo per fare un minimo di cronistoria della band e darvi maggiori informazioni possibili per poter al meglio recepire e gustare le loro sonorità.Come ho scritto in incipit, per quello che mi riguarda “La fuga” è il manifesto di rinascita della Dark wave italiana, perché è innegabile ascoltando gli otto pezzi che il gruppo ha forti capacità compositive, grandi idee innovative pur restando fedeli a certi archetipi, ma mai risultando scontati o poco creativi. Per quello che riguarda poi la parte tecnica abbiamo da doverci ripetere, grandi idee, grandi capacità nel portare le idee sulla carta e da li in melodie. Devo dire che al primo ascolto ho avuto persino il timore che fossero inediti dei Litfiba pre “Eneide di Kripton” o di B side e versioni scartate dei Diaframma del periodo tra “Siberia” e “3 volte lacrime”. Le canzoni che mi hanno toccato nel profondo sono: “Ghiaccio nero”, “Nella distanza”, “Venezia”, “Ombra”, e “Frammenti”, ma volendo potrei dirli tutti e otto, perché realmente ho fatto fatica a fare questa scelta dato che le canzoni mi hanno riportato veramente indietro di moltissimi anni. La Fuga è un ottimo album e i Sinezamia dimostrano nuovamente la loro sapienza e capacità , di certo ne sentiremo ancora parlare e sicuramente .

Alessandro Schümperlin
Voto : 88/100
(Fonte)

Italia di Metallo – Dicembre 2012

Dopo quasi dieci anni di attività, un cospicuo numero di esibizioni dal vivo in tutto il Nord Italia e due EP (“Fronde” del 2007 & “Sacralità” del 2009) ben accolti da pubblico e critica (soprattutto quella specializzata in ambito dark e new wave) eccomi finalmente a recensire il primo LP dei Mantovani (e quindi miei conterranei) Sinezamia. Una bella sorpresa questo “La Fuga”, disco pregno di spunti interessanti ma che, purtroppo, pecca leggermente nella produzione, soprattutto in termini di recording (anche se probabilmente l’effetto “opaco” e anni ’90 che permea il sound dell’album potrebbe ritenersi una scelta di genere).

Per chi del nostro pubblico metallico volesse un inquadramento stilistico, penso non sia troppo azzardato, almeno per la maggior parte delle tracce, ricondurre i nostri a band gothic come, per esempio, i Paradise Lost (basti dare un ascolto al riff iniziale di “Nella Distanza”), in chiave comunque meno metal e dal cantato in italiano (scelta oggigiorno molto coraggiosa e ben apprezzata dal sottoscritto).

Otto i brani a comporre questo lavoro che si fa apprezzare principalmente per la qualità delle composizioni, peculiarità sempre più rara negli ultimi tempi… La titletrack e canzoni come “Ombra” e “Nebbia di Guerra” ci mostrano un gruppo dal songwriting tutt’altro che immaturo e, aldilà di miriadi di classificazioni e sottogeneri, un’ottima realtà rock italiana. In merito alle criticità che affiorano durante l’ascolto, quanto posso consigliare alla band è: un’attenzione superiore all’uso e cura dei suoni, ed una maggiore scrupolosità per quanto riguarda il lavoro in studio (son convinto che già solo un miglior applicarsi, per esempio, nei cori avrebbe di certo aiutato…).

Complimenti quindi ai Sinezamia; ed il consiglio ai lettori di ascoltare questo “La Fuga”: di buona musica in Italia ce n’è ancora, eccome…

Marco “Sappa” Nicoli
Voto : 7,5/10
(Fonte)

NOIZZ Webzine (SPAGNA) – Novembre 2012

Interesante álbum de lo que podríamos clasificar como Dark Rock – New Wave el que nos llega de manos de los italianos SINEZAMIA, un grupo formado originalmente en 2004 y que desde esa fecha hasta ahora ha publicado varios EPs, alguna demo, single… pero que por fin culmina con un primer álbum de larga duración que se titula “La Fuga” y que es el que ahora mismo nos ocupa. Un disco autoeditado que a pesar de no tener una presentación muy atractiva cuenta con un sonido y acabado francamente profesional y que nada tiene que envidiar al de otras propuestas del mismo género musical de mas renombre. Así que si te gustan los sonidos oscuros, New Wave y demás quédate con este nombre: SINEZAMIA.

Puede que los años que la banda lleva en activo hayan contribuido a madurar mucho la manera de componer y tocar del grupo ya que este primer álbum tiene todos los ingredientes que solo unos veteranos del género podrían aportar. Me refiero a las atmósferas oscuras y decadentes, las melodías interesantes, el romanticismo sombrío… el feeling en definitiva dentro de unos temas bien elaborados que consiguen evocar sensaciones sin necesidad de grandes complejidades. Por supuesto es una banda de aires retro, pero con un sonido muy claro más acorde con los nuevos tiempos, por lo que el oyente podrá disfrutar de las ventajas de ambos periodos. Lástima que no hayan pensado en una portada un poco más atractiva y adecuada respecto a la música que hacen.

La conclusión es clara, “La Fuga” es un disco que no debería dejar de escuchar nadie que siga el Dark Rock – New Wave puesto que contiene una colección de ocho cortes bastante interesantes dentro del género. Para los que no estén familiarizados con este tipo de música más propia de los 80, pero que les gusta el Rock de tintes oscuros o Gothic es una magnífica ocasión para introducirse en este mundo.
Voto : 7,5/10 (Fonte)

Rockoteque, Novembre 2012

In Italia, si sa, ci piace fare sempre le cose a modo nostro, ed ecco che quindi ci siamo ritrovati nel corso degli anni a non dare il giusto peso a generi alternativi che nel resto d’Europa ed oltreoceano si stavano diffondendo a macchia d’olio, portando una sempre più larga schiera di persone a fare le veci dei suddetti, testando ed mischiando i suoni, tirandone fuori qualcosa che non si fosse mai sentito.
Questo nostro “vizio”, se così lo possiamo definire, è andato anche a discapito purtroppo della New Wave, genere sviluppatosi prevalentemente in Inghilterra, Germania e Stati Uniti fra la seconda metà degli anni 70 e l’inizio degli 80, proponendosi come diretto discendente del Punk Rock, e creando intorno a questa musica un’intera corrente di pensiero, che fondeva fra loro stili musicali completamente diversi.
Nel nostro paese, come detto poco fa, la New Wave ha fatto fatica a prendere piede, causa anche della poca rilevanza che le dettero a suo tempo i media, nonostante però le difficoltà iniziali, vi sono stati gruppi che hanno saputo portare sui nostri palchi questo genere così eclettico e particolare, primi su tutti senza dubbio due gruppi che risiedono proprio nella nostra Firenze, sto parlando ovviamente dei Litfiba e dei Diaframma.
I primi in particolar modo hanno saputo donare all’Italia dischi veramente di rilievo, almeno secondo il mio giudizio (fra i molti citiamo quello che forse ha lasciato l’impronta più importante sulle scene, 17 RE, disco targato 1986), e continuano tutt’oggi a portare avanti il mito del Rock all’italiana, seppur discostatisi ormai dalle sonorità New Wave che li avevano accompagnati fino alla fine degli anni 80.
Oggi però c’è anche chi non ha rinunciato a quei suoni, a quel sagace mix fra chitarre roccheggianti, tastiere quasi progressive e testi che sanno di poesia. Questi alfieri della Wave risiedono a Mantova, e dal 2004 ad oggi stanno insegnando all’Italia e al resto del mondo che anche qui abbiamo capito lo spirito degli esordi di questa musica, che ce ne siamo fregati del giudizio dei media, e soprattutto che vessillo innalzato dai Litfiba, dai Diaframma e dai Neon non è ancora pronto ad essere ammainato; loro sono i Sinezamia, ed oggi vi presento il loro primo album di inediti, si intitola La Fuga.
I Sinezamia sono una band di tutto rispetto, che ha saputo nel corso degli anni risultare mai banale, anzi, è riuscita costantemente a rinnovarsi e proporci sempre qualcosa che avesse una marcia in più, e anche questo nuovo e primo completo lavoro, non è da meno. Un grande miscuglio fra le sonorità Rock più classiche e le meccaniche cupe della New/Dark Wave, più quella malinconia bucolica rappresentata dai testi (devo dire forse fra gli aspetti più interessanti) ci accompagnano per la buona mezz’ora che compone “La Fuga”, il tutto inframezzato da stacchi improvvisi (ma mai a caso) fra un assolo degno degli anni 70 di Federico e le parti di tastiera suonate da Carlo.
Il vero fiore all’occhiello di questo gruppo però è senza dubbio la voce di Marco Grazzi, voce che strizza forse l’occhio un po’ al Pelù della fine anni 80, bassa, cupa, ma al tempo stesso calda e suadente, quasi come se invece di cantare i testi del gruppo, li stesse recitando di fronte ad una platea di persone, imprimendo all’intera performance tratti teatrali ed echeggianti al tempo stesso.
La Fuga dunque sembra uno di quei dischi da tenere sotto stretta sorveglianza nel panorama 100% italiano (la percentuale è riferita al fatto che anche i testi sono in italiano), e in effetti è proprio così, è una ventata di aria fresca in questo calderone immenso che è la musica alternativa nel nostro paese, che per ora sembra sia più che altro culla del volto più estremo del Rock e del Metal.
Mi auguro senza dubbio che i Sinezamia continuino sulla strada che hanno intrapreso nel lontano 2004, e che continuino a regalarci lavori come questo, improntati su una musica “celebrale”, su una musica che risulta a chi ascolta come un viaggio meraviglioso all’interno dei suoni, come un immenso quadro da osservare attoniti e stupiti, mentre questi cinque ragazzi imbracciano i loro strumenti, e “dipingono” le loro canzoni.
Maudit ringrazia tutti e vi da appuntamento alla prossima recensione.
Voto : Tecnica 7, Testi 8, Esecuzione 7, Messaggio 6
Totale 7/10 (Fonte)

The Rock Tologist (Inghilterra), Novembre 2012

Non English lyrics are always a brave move as, rightly or wrongly, the ear is so used to the former in music. That they sit on a fairly lightweight pop-infused musical backdrop is more of an issue. It means the songs are a little insubstantial.

Part of this is caused by the slightly distant feel to the music but equally it’s all a bit too floaty to be convincing. Occasional parts do stand up and in opener “Ghiaccio Nero” they come round on a regular basis as verse gives way to chorus. The solo starts to conjure up something but the rhythms are uninventive.

The title track flirts with something cool at the start but it sadly fades, the chorus particularly irritating, and sadly each song is more memorable for what is wrong than what is right.

I like the start to “Nella Distanza” that reeks of 80s rock pop acts but it drifts away and doesn’t have the edginess I expect from something adding “gothic” to its genre. And so the vague interest followed by disappointment continues.

A few tweaks, some better central parts to songs and frankly a more robust rhythm section, and this could be a lot better. As it stands it’s all just a little anonymous.

Justin Hulford, 11/20
(Fonte)

Roxxzone, Ottobre 2012

Dopo due ep, è giunto, per il quintetto mantovano dei Sinezamia (monicker che nasce dall’accostamento di due termini latini e significa “senza pregiudizio”) il momento di fare l’importante passo del full-length: gli otto brani qui contenuti si collocano nel filone dark wave tricolore, sulle orme di primi Litfiba, Diaframma e Neon, seppur con un impianto strumentale più “pesante”. L’originalità è dunque bandita, in virtù di un brillante recupero di quelle sonorità che blandivano darkettoni de’ noartri un terzo di secolo fa, in un amarcord pregno di spleen in cui anche la voce di Marco Grazzi tenta di riportare l’ascoltatore a quegli anni, tramite un timbro riecheggiante tanto il giovane Pelù che l’indimenticato Miro Sassolini. Decadenti liriche, tutte rigorosamente in italiano e che paiono uscite dalla penna di un Fiumani in erba (non quella che si fuma), completano un’opera che pare dedicata a tutti gli orfani di un certo sound in voga negli anni ’80, che rappresentò il contraltare di certe spensieratezze pop. Se durante la vostra adolescenza avete consumato Siberia e Desaparecido, non faticherete ad assimilare immediatamente piccole gioie sonore come “Ghiaccio Nero”, “Nella Distanza”, “Occhio Elettrico” e la più elettrica “Ombre”. Un gradito debutto.
Luca Driol
Voto : 7.5/10

Metal Maniac, Ottobre 2012 (rivista musicale)

Molto di confine dalle nostre parti i Sinezamia. Da Mantova ed attivi sin dal 2004, i ragazzi arrivano oggi con “La fuga” al quinto lavoro autoprodotto di una carriera comunque interessante. Legata a rock e new wave, la band si presenta come una specie di primissimi Litfiba (quelli dal debutto a “Transea”) grazie anche alla voce di Marco Grazzi davvero simile a quella del primo Pelù. E se lui è comunque la guida di questo sound robusto, il resto della band agita chitarre a ritmo sostenuto in spettri di Bauhaus e Siouxsie and the Bansshees ma anche primissimi Ultravox. Fra acidità psichedeliche e volgie dark rock, oltre a testi italiani tutti da seguire. Una buona band.
Voto : 8/10

Rock Hard, Ottobre 2012 (rivista musicale)

La Fuga segue due EP ed è l’album d’esordio dei mantovani Sinezamia, una formazione nata nel 2004 che si è messa in mostra piuttosto positivamente con un sound in cui sonorità e sensibilità dark e new wave coesistono con un certo gusto per il riff hard rock. Si nota subito la discendenza da storiche formazioni alternative italiane come Diaframmae, soprattutto, Litfiba: le somiglianze fra la voce di Marco Grazzi e quella del Piero Pelù dei temp imigliori sono evidenti. Musicalmente, oltre alle due band citate, troviamo riferimenti in Cure e Joy Division, per le tastiere scarne e le atmosfere tristi e disilluse, ma non senza una certa dose di humor sotterraneo, che attraversano l’intero album. La distorsione delle chitarre e riff tonici alzano il tiro nei momenti giusti, virando verso un suono grintoso e scuro che fa da contrappeso alla malinconia da Pierrot che costituisce un po’ il marchio dei Sinezamia. Il pezzo più duro del disco si chiama Occhio Elettrico, è davvero riuscito e forse è pure un velato omaggio ai Judas Priest, mentre la composita Venezia, morbosa, dall’originale sviluppo ricco di deviazioni fantasiose, è forse il momento più riuscito. Da tenere docchio” –

Niccolò Carli   Voto : 7/10

Lords of Metal (Olanda), Ottobre 2012

A fairly out-of-the-box band, enough so in any case for them to release their firstborn in the mother tongue (Italiano). Sinezamia travels through the grey area between dark wave and heavy rock. The trip has begun in the late seventies and early eighties when the band members were playing The Cure, The Sound and Joy Divion LP’s in their bedrooms, dreaming about ‘starting a band one day’. That band is Sinezamia and they exist since 2004. Before the official debut ‘La Fuga’ two EPs and one single were released. New wave influences to be sure, tasty keyboard parts, but ‘heavy’ enough to claim their rightful place in Lords of Metal this month. From time to time the atmosphere of gothic metal is evoked, but it is predominantly heavy dark wave what these gentlemen bring – with a good dose of musical craftsmanship and passion – and they are quite original as well. Strongest track, next to the title track ‘La Fuga’ in my opinion is ‘Nebbia Di Guerra’ that reminds one of the Dutch band Moon of Sorrow (no longer active – R.I.P.). Metal and heavy rock fans with ‘an open mind’ and a penchant for the old new wave heroes: do yourselves a favour and go check this album. 70/100 (Fonte)

Recensione di Massimo Pirotti, musicista e docente presso Modern Keys Intitute, MMI, Ottobre 2012

I Sinezamia sono una band che fa rifiorire nel nuovo millennio la new wave italiana sviluppatasi molto negli anni 80. Dopo una meticolosa (quasi filologica) ricostruzione sonora dell’epoca nei primi lavori il gruppo si presenta ora con una contaminazione ben più ampia.Un uso ben più distorto delle chitarre fa si che il sound si è evoluto nel modo più naturale seguendo le influenze diversificate dei componenti.I testi e la teatralità della voce di Marco Grazzi sono un inno al dolore e all’interiorità più enigmatiche della vita.Subito i primi due brani “Ghiaccio Nero” e la title track “La Fuga” partono incalzanti mentre l’intro di un basso oscuro “Nella distanza” riporta alla memoria una cadenzata song in pieno new wave style.Cercano di colpire il coinvolgimento emotivo e frenetico i brani “Occhio Elettrico” e “Ombra”,mentre la misteriosa “Venezia” racconta di un ballo nella notte velato e non svelato.“Frammenti” sembra una conseguenza della precedente song,mentre per la chiusura del disco, il cupo divenire di “Nebbia di Guerra”.Consiglio di vedere la band dal vivo per capire meglio la loro poetica,da sempre ricercano un percorso ben preciso che il frontman della band ha sempre portato avanti con coerenza e passione, senza compromessi.
Voto 8/10

ROCKERILLA, Settembre 2012

I mantovani Sinezamia meritano il nostro plauso già solo per lo spirito di dedizione che riversano nelle loro creazioni musicali. Realizzato in proprio, come i dischi che lo hanno preceduto, La fuga metta a segno un debut album che del rock epico-crepuscolare fa la sua ragion d’essere, una “fuga” a briglie sciolte, nell’after-punk di tramonti elettrici e cattedrali di melodie in fiamme, frutto di un blend chimico di retaggi memorabili che arriva come una vampata di vitalità travolgente. Le loro potenzialità non si esauriscono ad un mero criterio di genere, ma vanno cercate nell’anima di una grafia emorragica ed ispirata, iniettata di ritmiche incalzanti e chitarre filo spinato, di pathos lirico ed esplosioni di luce tagliente.
Aldo Chimenti

ROCKIT, Settembre 2012

I mantovani Sinezamia sono autori di un rock ipnotico e dissonante, avvolto da un’atmosfera cupa che richiama la corrente darkwave anni ’80, riproposta qua in chiave più distorta e violenta, con echi lievi di Diaframma, Artica e primi Litfiba.
E’ tutto scritto nel titolo di questo primo album della band, “La Fuga” intesa come la voglia di misurarsi con qualcosa di nuovo, di testare la propria personalità spingendosi oltre i confini del genere proposto, arricchendolo di nuove derivazioni.
Abbiamo dunque a che fare con una creatura malinconica, dall’animo inquieto e turbato, il cui sfogo incontrollato si manifesta nell’enigmatico post-punk di “Nella distanza”, nell’incalzante incedere di “Ombra”, nei ritornelli orecchiabili della title-track o di “Occhioelettrico”, fino ad arrivare alle fluide variazioni stilistiche della conclusiva “Nebbie di guerra”.
Riff robusti, virtuosismi taglienti, tastiere horror-retrò e una solida sezione ritmica sono gli ingredienti di un disco tuttavia eterogeneo e complesso, che non si assimila facilmente ma si lascia apprezzare in particolar modo per l’appassionato impegno che traspare da ogni traccia.
I Sinezamia sono in dunque dei bravi musicisti, il loro grado di professionalità è notevole per essere questa un’autoproduzione ed il rafforzamento della propria identità non potrà che portargli dei benefici in futuro.
Nicolò Riccomagno(Fonte)

Heavy-metal.it, Settembre 2012

Marco Grazzi (voce), Federico Bonazzoli(chitarra), Marco Beccari(basso) , Stefano Morbini (batteria), Carlo Scaietta(tastiere) : questa è la formazione ufficiale della band mantovana, che ci sta facendo rivivere con i propri lavori, un’ epoca ormai irraggiungibile e lontana, ma che con loro, sembra riapparire dalla nebbia, forse le stessa dalla quale è nato questo gruppo. Quante volte è venuta fuori la rievocazione del passato, quest’anno, nel lavoro di tanti artisti e musicisti? Tante. Questo è il caso dei Sinezamia, che rievocano un goth /dark rock italiano alternato a pezzi hard rock di alta qualità e preparazione.
Il loro primo full length , “la Fuga”, è un album carico di rievocazioni passate, ma altresì, per chi conosce già i loro lavori precedenti, acquista un’impronta molto più “heavy” (Beccari , ex Rude Forfathers e Bonazzoli con la sua chitarra dall’anima sfrenata ed inquieta, a parer mio, hanno dato una buona mano a renderlo tale). Anche la copertina la dice lunga su questo avvicinamento ad un mondo più hard rock : da toni prettamente desaturati , si è passati a quelli infuocati del rosso, il che delinea una voglia di aggressività e potenza e forse, meno decadenza. Tutti i componenti della band portano all’interno della loro scacchiera musicale varie influenze, anche molto discostanti tra loro. I bianchi muovono verso la wave ed il post-punk (Grazzi e Scaietta) , il nero muove verso sonorità hard rock (Beccari, Morbini e Bonazzoli). Parlo di scacchiera perché l’idea che mi da questo album è di una partita fra generi dove non vi è un vincitore : è come se le pedine si alleassero e unissero. L’album è questo : un mix di generi che vanno dalla wave-post punk a parti più hard rock, creando così una pluralità di ascolto per il pubblico, mescolando generi che soddisfino più esigenze.
L’album si compone di 8 track . Premettiamo che Marco, la voce, prende spunto dal buon Vecchio Pelù; le influenze di “17 re” in alcuni pezzi, si sentono parecchio: ad esempio nella parte delle tastiere di “Ombra”, ma come anche nell’arabeggiante e barocca “Venezia”, si sente la matrice Litfibiana. Si nota un cambiamento , un distacco o come dico io una “scia di uscita” dal rock litfibiano in pezzi come “la Fuga”, o come in “Guerra”. Posso azzardare a dire che ci sono venature e richiami ai primi Death SS, non so a me hanno dato quell’idea, forse perché Marco Grazzi, anche se prettamente waver, è influenzato comunque da Chain e Sylvester e questo l’ho captato in “Nebbia di Guerra”, dove magicamente persino la voce di Marco si distacca dall’impronta di “Pelù” e si crea in questo modo un’altra identità, ed anche la parte strumentale, lascia più spazio ad un rock carismatico e carico, molto heavy.
Concentrandoci sulla recensione dell’album in toto, posso dire qualche caratteristica : ammaliante, deciso, a tratti roccioso ed onirico, decadente, con parti assai orecchiabili, ma mai stancanti, anzi direi energiche e camaleontiche : una nuova e nel contempo “retrò” ondata rock tutta nostrana. Hanno tecnica, preparazione, la voce di Marco è sapientemente miscelata alla parte strumentale. Non è consigliato a chi ama solo metallo pesante, ma è consigliato a chi si accosta decisamente ad un hard rock/dark rock e soprattutto per chi è nostalgico di un rock lontano da noi, ma che si ripropone al presente. E’ una band da non sottovalutare, soprattutto per la preparazione dei componenti e per la loro versatilità. Io mi aspetto molte sorprese positive ; se continueranno sulla strada dell’hard rock e decideranno di sfociare in un goth metal alla Paradise Lost o ancora un “horror metal” alla Death SS sarei felice di recensirli ancora in futuro; se proseguiranno per una strada più dark wave, personalmente li ascolterò lo stesso e se diventeranno , perché no, i nuovi Cult italiani, cosa secondo me molto possibile e che auspico, dati il loro impegno e la loro bravura , sono convinta che sapranno abbracciare in quel caso, realmente, una vasta schiera di pubblico e di avere il successo che già da ora realmente meritano. Sono ancora acerbi, ma sono convinta che, maturando, otterranno la loro vera e forte identità musicale. Ecco, in questi casi sono orgogliosa di essere italiana e con ciò credo di avere detto molto.(Fonte)

Metal.it, Settembre 2012

“La fuga”, il primo full-length (dopo un paio di Ep e altrettanti singoli) dei mantovani Sinezamia, s’inserisce prepotentemente sulla scia della gloriosa scuola dark-wave italica di Litfiba, Underground Life, Neon e Diaframma, ma riesce a liberare una forma quantomeno vitale d’oscura energia che gli impedisce di arenarsi nelle sabbie dell’autocompiacimento citazionista.
Referenzialità e retorica lasciano, infatti, labili tracce della loro presenza grazie al potere della vocazione e a quello ancor più potente della “canzone”, un’arma formidabile atta a sconfiggere ogni eventuale rischio di cliché e a trasformare la “nostalgia” acritica in un efficace esperimento di “rivitalizzazione” di percorsi sonori decadenti, morbosi, oscuri, elettrici eppure anche sufficientemente affabili, ricordandomi, in parte, rimanendo in Italia, pure l’opera di un gruppo come i Luciferme, alimentato da un’analoga urgenza comunicativa ed espressiva imbevuta di tinte fosche e crepuscolari.
L’ottimo Marco Grazzi (un cantante dalle insidiose qualità vocali …) e i suoi valenti accoliti sapranno condurvi in quest’universo torbido e suggestivo, dove il “Ghiaccio nero” riserva brividi di pulsante inquietudine, “La fuga” si realizza con lo slancio di un goth-rock dal tiro istantaneo, superato in tema di persuasione “a presa rapida” solo dalla cupa attrattiva di “Ombra” (non a caso uscito pure come singolo), un pezzo incalzante e ossessivo, figlio legittimo di quei vertici nostrani dell’attitudine vibrante e tenebrosa citati all’inizio della disamina.
“Nella distanza” prima avvolge l’astante nel raso (vagamente La Crus-iano) e poi lo scuote con un crescendo di notevole intensità, “Occhio elettrico” esplora con ammiccamento sinfonico l’ardore di un’impronta proto-metallica e tuttavia scosse emozionali ben più dense di queste ultime le stimolano il barocchismo sinistro e malinconico di “Venezia” e il dramma teso e sghembo di “Nebbia di guerra” (nuovamente con un finale “degno” della nostra testata!), in contrasto con “Frammenti”, dove brandelli di “convenzione” e un pizzico di sfocatura prendono il sopravvento, in un brano comunque complessivamente abbastanza gradevole.
Con un doveroso plauso al gran lavoro svolto nell’ambito dell’assemblaggio linguistico, metrico e poetico, sempre piuttosto “rischioso” e complicato quando si sceglie il cantato in italiano, si concludono le osservazioni su un disco di valore, che non sembra risentire dei difetti “congeniti” di tante autoproduzioni e che ratifica le qualità di una band che celebra un’epopea indimenticabile e tenta parimenti, in qualche modo, di prenderne le “distanze” … caratterizzare ulteriormente la proposta rappresenta la sfida “artistica”, mentre arrivare ad una sponsorizzazione autorevole sembra la soluzione più “naturale” e legittima, sfruttando anche quella propensione per il genere che il mercato discografico contemporaneo dimostra di non aver ancora esaurito.
7/10 Marco Aimasso (Fonte)

Erba della Strega, Agosto 2012

Dopo anni di pubblicazioni underground, tra e.p., cdr ed altro (tutti recensiti su queste pagine, andate a sbirciare!) i SINEZAMIA finalmente arrivano al debutto discografico su lunga durata, con un cd autoprodotto in maniera professionale dove una volta tanto non dovrò lamentarmi della scarsa resa sonora del master finale o degli scempi causati da un mix inadeguato. La Fuga puù essere inteso come il primo album di una band in transizione, che si sta lasciando poco alla volta alle spalle il retaggio di ore passate a nutrirsi di Wave Italiana (Chi ha detto Pelù e Fiumani?) per cercare invece una strada più personale e meno legata a schemi predefiniti. Il risultato, seppur “transitorio”, è come sempre ottimo. La band è affiatata e gli arrangiamenti sono asciutti e diretti, mentre la voce di Marco risulta sempre essere convincente, al punto di rubare spesse volte l’attenzione. Ma una buona voce o un buon riff non salvano un album dall’oblio, ed è qui la forza dei Sinezamia: sono una band che lavora assieme e si sente. Se queste sono le fondamenta posate dopo anni di duro lavoro per gli scavi, qualcosa mi dice che l’edificio che crescerà sarà davvero accogliente, solido e duraturo!

Max 1334 (Fonte)

Rockshock, Agosto 2012

I Sinezamia sono una realtà autoprodotta del mantovano. Attivi dal 2004 e con alle spalle due EP, il 2012 è l’anno del loro album di debutto La Fuga.
I precedenti lavori hanno goduto di buon successo, con concerti qua e là in Italia e recensioni positive. I cinque hanno ricevuto particolare attenzione anche dall’estero: i Sinezamia sono stati inseriti nel libro “Music To Die For” di Mick Mercer (noto giornalista inglese appassionato di musica dark).
E’ appunto la musica gotica che dà il suono a questa band; le canzoni sono cantate in italiano e i testi sono il punto di forza dell’album. La loro musica presenta molte (troppe) analogie con la rock-wave dei primi Litfiba (soprattutto lo stile vocale). Un’altra influenza è quella dei Diaframma di Federico Fiumani; in ambito internazionale invece il riferimento è la scena dark inglese, come Sisters Of Mercy (in Ghiaccio Nero), The Cure (in Nella Distanza) e Joy Division.
Il gruppo tocca l’apice nella distorta Venezia, dove le tastiere giocano con un ritmo paranoico e ossessivo, mentre venti sinfonici spirano qua e là nel brano.
Ci troviamo di fronte ad un disco che se fosse uscito negli anni ’80 avrebbe avuto un valore ben maggiore. Le tastiere, gli assoli, testi poetici giocano un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’album La Fuga, ma la sensazione è quasi sempre quella di avere tra le mani qualcosa di già sentito.

Fonte

 

MetalHead, Agosto 2011

Chi mi segue lo sa. Non amo il rock italiano. Non è il mio forte. Fatico a trovarci una musicalità che non sia uno sforzo di far suonare cattivo un qualsiasi breano da festival di san remo. Eppure a volte succede. Ci sono le eccezioni. E questa volta si chiamano Sinezamia. Un rock cupo, ma caldo, con un’occhio al dark, un’altro allo stile dei Litfiba. Malinconici, tetri, abili architetti di atmosfere in bilico tra la malvagità, la dolcezza, il romanticismo, la rabbia. La opener “Ghiaccio Nero” è coinvolgente, bella, ricca, una pezzo che potrebbe valere un singolo. La title track non ha nulla da invidiare al gothic metal di origine scandinava, ed evince l’immensa personalità e coscienza delle proprie capacità di questi mantovani. L’ossessione e le melodie dark di “Nella Distanza” sono avvolgenti, ed il testo è semplicemente stupendo. Idee sonore stupende in “Occhio Elettrico”, mentre “Ombra” trasforma il sound dei Sinezamia in qualcosa di  molto più aggressivo, violento, opprimente, con una composizione di tastiera assolutamente meravigliosa. “Venezia” è semplicemente angosciante. Una canzone d’amore oscuro, velato, celato, in un contesto magico, unico. Un pezzo fantastico, con una struttura musicale di assoluto valore. “La Fuga vanta una produzione impeccabile. Un suono perfetto. Melodie innovative, idee fantastiche. Voce bellissima. E un nuovo punto di vista relativamente all’abbinamento della lingua italiana al rock.

Luca Piotto (Fonte) Voto: 7/10

 

Rock/Metal Essence, Luglio 2012

Nascono nel 2004 in quel di Mantova i rocker italiani Sinezamia e, dopo anni di gavetta e pubblicazioni d’esordio quali EP e singoli, giungono ora al duro battesimo del primo full-lenght con il disco La Fuga, pubblicato nel marzo 2012.Un lavoro ricco di personalità, come già dimostra la scelta del cantato totalmente italiano, molto spesso considerata dai più come un auto-badilata sugli zebedei (scusate la franchezza). Non è questo il caso. L’italiano anzi rafforza qui quelle che sono le atmosfere cupe e dark che il rock degli Sinezamia vuole possedere e le emozioni riflessive che vuole trasmettere. Influenzato dai lavori di band affermate del nostro Paese come i Litfiba, tecnicamente il lavoro è molto buono, come pure valida è la produzione. La voce carismatica e spesso recitativa di Marco Gazzi guida le danze, accompagnata dalle belle chitarre di Federico Bonazzoli (da sottolineare alcuni bei assoli) e da un piacevole lavoro ritmico da parte del bassista Marco Beccari e del batterista Stefano Morbini. Bene infine alle tastiere Carlo Enrico Scaietta.

Colpiscono ed entusiasmano canzoni come Ghiaccio Nero, dallo stile quasi hard rock e dal bel cantato, e la title track La Fuga, forte di uno dei migliori ritornelli dell’intero lotto e di un gran lavoro di chitarra. Ho apprezzato molto il testo di Occhio Elettrico e la sua ritmica serrata, mentre eleggerei sicuramente Venezia come brano più personale e originale tra quelli prodotti qui dal quintetto mantovano. Chiudono e piacciono il bel rock italiano di Frammenti e la cupa aggressivta di Nebbia di Guerra, altra canzone dotata di un testo particolarmente ispirato.

IN PAROLE POVERE..

Ascoltando lavori come questo ci ricordiamo (finalmente) che anche il rock italiano ha qualità e un futuro al di là dei soliti grandi nomi (che con la mia solita franchezza vi dico: ci hanno pure un po’ rotto i cosiddetti). Basta, basta, basta. Voglio tornare a poter accendere la radio in Italia e sentire musica come questa, sentita, ispirata e scritta non per soldi ma per passione. Non è possibile che la manna debba sempre rimanere nascosta e la merda nelle orecchie di tutti. Eddai!!

Fonte Voto 77/100

 

Gothic Wordl, Luglio 2012

L’avventura artistica della band mantovana dei Sinezamia, capeggiata dal frontman Marco Grazzi, inizia nel maggio del2004, presentando al pubblico italiano interessanti contaminazioni musicali, dove il puro rock nostrano, attraverso oscure tonalità cangianti, assume una pelle completamente nuova, dando voce sonoro-strumentale ai generi dark, new wave e post punk, in un’esplosione di accattivanti sinergie cosmiche. Influenzati da gruppi ormai immortali come Litfiba, Diaframma, Neon, White Lies, Black Sabbath e The Cure, i Sinezamia non hanno certo perso tempo, affinando tecnica e creatività con il promettente avvio della loro carriera intitolato Fronde (2007). L’Ep, caratterizzato da sette tracce decisamente originali, fuse nella perfetta unione tra rock cupo, dark wave e lyrics colme di profondi significati, segna uno dei primi successi di questi cinque ragazzi lombardi, seguito a ruota dall’inserimento del loro nome all’interno del libro “Music for to die” di Mick Mercer, e da un tour promozionale che li tiene impegnati per tutto il 2008.
Il 2009 invece, è l’anno di Sacralità, secondo Ep costituito questa volta da quattro brani sempre tendenti a un rock potente, combinato armoniosamente alle sonorità tetre ed ipnotiche del dark e della new wave. Il lavoro ottiene positivi consensi, contribuendo alla popolarità crescente dei Sinezamia, proiettati felicemente nell’altrettanto ben riuscito singolo dal titoloOmbra (maggio 2011), preludio al loro primo album di inediti, La Fuga, uscito il 9 marzo 2012.
La Fuga, registrato e mixato presso lo Strong Studio di Borgoforte (Mantova), grazie alla collaborazione di Daniele La Spada e Saro Torregiani, consta di otto canzoni che inneggiano alla rinascita del dark-rock di casa nostra, nelle quali è fortemente presente una bravura compositiva senza limite, associata a una padronanza canora meravigliosamente granitica. I pezzi che imprimono maggior carica emozionale da una parte, ed energetica dall’altra, sono sicuramente la title track, esempio di prorompente gothic rock multivitaminico, Nella distanza, traccia di chiara matrice post-punk, arricchita dalle magiche tastiere di Scaietta, Occhio elettrico, pezzo altamente vitale e coinvolgente, con batteria e chitarre infuocate, Ombra, eco dei già citati Litfiba e dello storico giullare rockeggiante Piero Pelù, Venezia, dall’incipit fantasiosamente barocco decadente e Frammenti, brano ben orchestrato sotto ogni ritmico e timbrico aspetto. La Fuga è un ottimo album e i Sinezamia sapranno certamente andare lontano…

Fonte Voto : 8,5 /10

 

Versacrum, Maggio 2012

Dopo i primi due EP accolti quasi unanimemente in modo positivo (a suo tempo già presi in considerazione anche da noi: http://www.versacrum.com/vs/2007/06/sinezamia-fronde.html e ancora http://www.versacrum.com/vs/2009/06/sinezamia-sacralit.html) ecco finalmente il primo album della band mantovana, sempre rigorosamente autoprodotto, che conferma per fortuna le generali aspettative che già il singolo Ombra, uscito circa un anno fa, aveva stimolato. I nostri restano fedeli al loro stile, cioè dark quanto basta ma anche ‘spacciatori’ di robusto rock’n’ roll con i Litfiba come ‘angeli custodi’: i vecchi di “Elettrica danza”, non quelli di “Sole nero”. Si percepisce inoltre tanta voglia di misurarsi con qualcosa di nuovo che sia la prova di una personalità in divenire. Si comincia con “Ghiaccio nero”, che si riallaccia direttamente alla New Wave italiana classica e dove ben presto il frontman Marco Grazzi fa sfoggio di potenza e di un notevole carisma. La title track, uno degli episodi più pregevoli, segna un punto a favore di una sorta di gothic rock molto più moderno: l’atmosfera si riscalda rapidamente. “Nella distanza”, con il suo suggestivo esordio minimale ed un ritmo in crescendo, risente nuovamente dell’ispirazione post-punk grazie soprattutto alle belle tastiere di Scaietta, mentre “Occhio Elettrico” con chitarra e percussioni quasi ‘metallare’, ci regala un momento più ‘energetico’. Vi è poi il già citato “Ombra”, che travolge con un ritmo ancora una volta vicino ai migliori Diaframma e Litfiba, e dove la presenza della chitarra, di nuovo, attira decisamente l’attenzione. “Venezia” è uno dei pezzi più originali: inizio cupo, dal sapore decadente, lascia poi via libera ad una chitarra in gran forma: il suono è corposo e ricco di fantasiose variazioni. “Frammenti”è un brano decisamente ‘rockeggiante’, gradevole all’ascolto ma su una linea più convenzionale, mentre  “Nebbie di guerra” ci regala autentiche sonorità goth . Una parola di elogio alla produzione, davvero professionale, e all’appassionato impegno che traspare da ogni nota e che, ne siamo certi, non potrà non dare i suoi frutti.

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Buio.net, Maggio 2012

La direzione che il singolo “Ombra” ha tracciato è stata presa, ascoltando il nuovo e primo disco dei Sinezamia si nota decisamente il cambio positivo verso suoni più ruvidi e originali, le atmosfere cedono piacevolmente il fianco al gothic rock di qualità in italiano che in questi ultimi anni tanto mancava alla scena stessa.
Ci sono tanti motivi per apprezzare “la Fuga” e la “Musica” dei Sinezamia: testi originali, composizioni di buon livello, l’uso della lingua italiana che permette di sentire e dare uno schiaffo alla forzata esterofilia dilagante.
Principalmente, che nonostante la “competenza” delle etichette discografiche con un “nome”, i Sinezamia riescano a non arrendersi e mettere tanta energia nelle difficoltà dell’autoproduzione, che a mio parere, sta diventando una piaga artistica sempre più rilevante nel nostro paese per la visibilità culturale di alcuni generi.
Il disco è composto di otto brani di cui è molto difficile data la qualità degli stessi citarne i più rilevanti, personalmente vedo in Venezia la novità vera nella loro produzione mentre i punti più alti si toccano oltre al singolo in La Fuga, Frammenti e Nebbia di Guerra.
La solita speranza è che l’Italia rigetti le varie X e si svegli dando valore/visibilità alla musica di giovani artisti come questi nel frattempo noi non possiamo che consigliarVi e ascoltare con piacere La Fuga.

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Rosa selvaggia, Maggio 2012

Il gruppo mantovano dopo molti promo, debutta finalmente con un CD ufficiale dichiaratamente e orgogliosamente autoprodotto! E hanno ragione ad esserne fieri perché le labels nel 2012 sono oramai pochissime e rare quelle veramente serie. Trovo che sia giusto che le bands abbiano il coraggio di mettersi in gioco autoproducendosi. “La Fuga” contiene otto tracce come nei vecchi vinili, altri brani in più ne avrebbero snaturato la forza. Il sound dei Sinezemia è Gothic rock con testi in italiano. A tratti le sonorità della band mi ricorda gli Artica, che negli anni 90 erano un gruppo di punta della scena italiana e europea. Nononstante la voce di Marco Grazzi ricordi il Piero Pelù dei tempi d’oro, la musica invece non c’entra nulla con i Litfiba. Un brano come “Occhio elettrico” potrebbe essere considerato il cavallo di battaglia del combo mantovano. Altre tracce che mi sono piaciute sono “Nella distanza” e “Nebbia di Guerra”. I Sinezemia sono decisamente cresciuti e con questo album lo dimostrano grazie a un suono molto potente. Se saranno doverosamente supportati dagli addetti ai lavori sapranno darci anche di più.

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Darkroom, Aprile 2012

I Sinezamia nascono nella provincia mantovana otto anni addietro, e solo lo scorso marzo ha visto la luce questo folgorante debutto autoprodotto sulla lunga distanza. Nonostante neanche una decade, il quintetto ha già segnato diverse tacche nella loro carriera d’inizio. Non solo demo e un paio di EP (“Fronde” del 2007 e “Sacralità” due anni dopo), ma anche tour che hanno toccato in lungo e in largo la penisola, in compagnia di veri e propri protagonisti della scena rock italiana, come i Ministri. Non sono mancati i cambi di line-up e i riassetti in fase compositiva, ma la band si sente audace e sfida la fortuna realizzando da sola questo ermetico full-lenght, breve ma intenso, appassionato, con ancora molti angoli da smussare, ma straordinario in ambito di songwriting ed esecuzione. Un completo booklet dalla grafica efficace va a corredare quello che è un disco di buon sano dark-rock italiano, suonato pomposo, godibile e a tratti anthemico, interpretato a testa alta, privo di rimorsi o ingenuità tanto ricorrenti nella scena indipendente del Bel Paese. La line-up non potrebbe essere meglio affiatata. Il frontman Marco Grazzi stende liriche mature, accompagnate da un assetto sonoro preciso e ben incastrato. La chitarra di Federico Bonazzoli è la spina dorsale del complesso, la quale si fa rincorrere senza fatica dalla funzionale sezione ritmica di Marco Beccari (basso) e Stefano Morbidi (pelli). Ma c’è spazio anche per le melodie taglienti e robuste del tastierista Carlo Enrico Scaietta, che seducono in un brano come “Nella distanza”. Se l’opener “GhiaccioNero” vorrebbe sottolineare le ombre della new-wave tipica (Litfiba e Diaframma, per intendersi), il resto dell’album è la dimostrazione che i Sinezamia sono ben oltre. La title-track è una potente live song in grado di abbracciare l’intero pubblico. Se in “Nella Distanza” è il gothic-rock inglese a farla da padrone, “Occhio Elettrico” regala pennate e assoli chitarristici da applausi, tirando per la pelle un certo hard rock/goth-metal che rese famosi i Cult piuttosto che i rimpianti Secret Discovery. Intrecci di sinfonie e isterie post/punk (“Ombra”, già singolo nel 2011), una inedita maschera orrorifica (“Venezia”) e molto altro. Il sound dei Sinezamia è plastico, si insinua nelle vene e ci si accorge di esserne succubi una volta che l’album gira già da più ore. Difficile trovare nel sottobosco una band migliore oggigiorno, in particolar modo capitanata da un vocalist come Marco Grazzi, serio attore, dall’ugola possente e carismatica. Sembra banale, ma non si può fare a meno di implorare tutti coloro che sognano una nuova grande realtà italiana di far proprio questo gioiellino. È un punto importante per la rinascita del dark-rock italico, in grado tra l’altro di spiccare anche a livello radiofonico, eclissando qualche gruppetto dal talento immeritato sempre presente nell’altezzosa casa dei media. Nessun ripensamento: i Sinezamia sono l’inizio dell’alternativa, e vanno spalleggiati. Bravissimi!

Fonte Voto: 8/10

 

Darkitalia, Aprile 2012

Li avevamo lasciati nel 2009 con il loro primo Ep ufficiale Fronde. Ora li ritroviamo che  confezionano il loro primo full lenght, dimostrando una certa maturità grazie ad un’opera colma di fluidi avvicendamenti stilistico-creativi. La fugadunque risulta essere un segno indelebile della loro presenza nel goth indipendente e la loro musica si infila nella sempiterna fucina della darkwave nostalgica, tutta italiana, quella che un tempo faceva danzare le anime in pena nei numerosissimi club sparsi per il suolo del belpaese .
Lasciando stare le derivazioni , i nostri ce la mettono tutta per cercare di esprimere un sound proprio, si nota sin dai primi battiti che il platter scava nel passato, cancella gli scenari futuribili e si proietta a spada tratta nella nostalgia degli ottanta ripercorrendo in parte le cupe atmosfere vissute nel limbo dei Litfiba e degli Artica.
I Sinezamia suonano la loro musica con disinvoltura , senza curarsi minimamente del tempo che passa,  eludendo la loro forma-canzone,  costruendo complesse alchimie ritmiche sorrette da una tenue cupezza che non lascia scampo alla luce.Ghiaccio Nero e la Title track assumono sembianze di specchi spezzati da riflessi al neon. L’ottima produzione – va sottolineato che La fuga è un album autoprodotto – dona una massiccia longevità al lavoro , soprattutto negli scuri inserti di chitarra dosati con metallica cura.
In Nella Distanza  il sound viscerale e criptico  dona un feedback fragoroso ai mantovani, là dove  le varie sonorità  post-punk/shoegaze si mescolano a notevoli  varianti darkwave. La deviata orecchiabilità di Occhioelettrico singulta di pathos e giace immobile nell’incedere incalzante di Ombra , primo singolo del dischetto in questione. L’incontrollabile sfogo collettivo dei Sinezamia in quest’ultima  diviene trasfigurazione di improvvisazioni distorte e sfaldate. Riff poderosi ingoiano le invocazioni vocali , ora malinconiche ora più inquiete soggiogate dai fluidi cambi d’atmosfera.
Di fronte alla decadente Venezia vengono in mente le sibilline chitarre orientali di Istambul ma anche le epiche atmosfere dei Moda in la Voce o degli Underground Life nella loro splendida India. Da notare che qui non si sta parlando di una transizione dei Sinezamia verso forme espressive scontate e  già dette, ma si parla di sensazioni  vere, forti, dalle ricercate tinte wave .
In Frammenti è evidente l’impellenza dello sforzo compiuto dalla band nella traduzione della propria impronta caratteristica verso qualcosa di diverso, ma ancora non del tutto definito. L’album si chiude con il vorticoso caleidoscopio di Nebbie di Guerra dalla quale emergono numerosi elementi creativi e mutazioni stilistiche che cadono nell’oblio grazie soprattutto a frenetiche chitarre e percussioni ancestrali.
Per concludere posso dire di aver apprezzato molto l’opera prima di questi ragazzi. La fuga appare come un ibrido cofanetto contenente variegati tipi di emozioni musicali, ora nostalgiche, ora malinconiche, ora liquide, ora roventi. Tra le loro note trasfigurano immagini cupe e ricordi sfocati che confermano senza ombra di dubbio la loro vocazione teologica nel ricercare o rielaborare quanto di meglio offerto dalla darkwave italiana e non. La loro ricerca non si sofferma però nel rielaborare, ma si estende attraverso un certosino e peculiare lavoro nel donare un’anima propria al loro embrione musicale. Ricerca che mi risulta compiuta grazie anche ad una raffinata cura dei dettagli e del songwriting, rigorosamente in italiano, denso ed emozionale, che ci appare spesso fuori dal tempo ma che si tiene ben distante dal cadere nel burrone dell’anacronismo.

Fonte Voto 7/10

 

Ascension magazine, Aprile 2012 (fanzine cartacea)

Mantova, di mattino, di pomeriggio, di sera o di notte, non so perché (visto soprattutto che non ci sono mai stato) ma mi da l’idea di un mortorio di capoluogo di provincia simile a Vercelli che invece, purtroppo, conosco piuttosto bene. Mi immagino i tanti escamotage per sopravvivere alla sua routine borghese, perbenista e perbenista e mortalmente noiosa, tra i quali, non per ultimi, proprio la musica…
E allora ecco i Sinezamia che, nascosti per anni tra le fitte nebbie che divorano la loro città, prendono, colpiscono e scappano nel buon nome della rockwave made in Italy. Il loro modus operandi è estremamente istintivo, noncurante degli effetti collaterali che può avere sui suoi ascoltatori, sordo verso i temi che le nuove patinate mode musicali vorrebbero. I Litfiba, soprattutto quelli degli anni ottanta, quelli delimitati da “Desaparecido” e “Litfiba 3”, sono un punto di riferimento importante per la gang capitanata da Marco, una influenza che si palesa in diverse dinamiche della loro musica senza infastidire. Otto canzoni, otto dichiarazioni di passione per un rock and roll sanguinosamente sfiancante dove, tra i vari ingredienti vincenti della musica proposta, troviamo melodie memorabili, un cantato epico e una combustione di suoni dalle controindicazioni esplosive.
Se nel 2012 c’è qualcuno che cerca ancora una via italiana al “combat-rock” questi sono i Sinezamia. E a chi (al diavolo!) li vorrebbe una cover band della ditta “Pelù-Renzulli-Aiazzi-Maroccolo” domando solo questo: “ma perché gliEditors non si considerano una moderna cover band dei Joy Division e continuano a fregarci?”